A caldo – 2

Altri pensieri (un po’ meno a caldo).

  1. Aspettiamo i risultati delle Regionali, perchè il futuro del Piemonte è legato alla Lombardia. Nel marasma politico che c’è dopo queste elezioni c’è da considerare l’eventuale vittoria di Maroni in Lombardia. La sua salita al Pirellone causerebbe, innanzitutto, una stabilizzazione della giunta piemontese (almeno fino all’eventuale decisione definitiva del TAR sulle firme false). Ma creerebbe una testa di ponte politica per la ricostituzione della Lega. Di fronte ad un governo nazionale debole (quale che sia) lo slogan “il 75% delle tasse a casa nostra” potrebbe seriamente realizzarsi e  diventare un ulteriore indebolimento del sistema paese.
  2. Proprio il Piemonte dovrebbe essere vissuto come prova dell’incapacità politica del centro sinistra a comprendere il pensiero dell’elettorato. Non è possibile che dopo tre tre anni di giunta leghista tutte le province piemontesi continuano a dare la maggioranza dl PDL. Solo Torino e la cintura premia (?) il Centrosinistra. Sarà la volta buona in cui la dirigenza regionale del PD prende atto del secondo fallimento consecutivo?
  3. Ma siamo proprio sicuri che lo “spalmamento” del PD in favore del TAV sia politicamente corretta e vincente?
  4. La sinistra non esiste più. Vendola è stato nominato tante volte in campagna elettorale, consentendo a Monti di “spaventare” più volte gli elettori più moderati, utilizzando SEL come spauracchio. Dopo otto anni di governo regionale, Vendola è riuscito a perdere la Puglia e se non fosse stato in coalizione con il PD non avrebbe raggiunto lo sbarramento. Ingroia non lo ha proprio raggiunto. Vorranno dire qualcosa questi numeri? Le parole d’ordine della sinistra sono ancora valide oggi? Credo che la gente non creda più che il progetto politico che ha radici troppo lontane nel tempo sia la soluzione in questi tempi così diversi da vent’anni fa.
  5. Molti stanno invocando Renzi. E così’ si farebbe un altro errore. Il PD non ha bisogne del salvatore della patria. Il PD ha bisogno di una profonda ristrutturazione, che va dalla base (militanti che militano poco nelle strade ma fungono più da truppe cammellate per il potente di barriera), ai segretari ai vari livelli (più interessati al proprio futuro che a quello del partito), agli eletti (portatori e difensori di interessi personali o di gruppo). Renzi, senza questa ristrutturazione, sarebbe una foglia di fico che verrebbe spazzata come è stato spazzato Bersani.
  6. … … …

 

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