Eliminare la povertà, si può? Si Deve!

Venerdì 15 Aprile ho partecipato ad un dibattito organizzato dalla Fondazione Promozione Sociale all’interno della Biennale della Democrazia. La Fondazione ha illustrato il progetto di inserimento nella normativa regionale del Reddito Minimo Garantito.
Riporto l’intervento che ho fatto in quella sede:

La questione che divide gli uomini dei nostri giorni non è più una questione di forme politiche ma una questione sociale. […] Vi sono molti uomini che hanno troppo e che vogliono avere ancora; ve ne sono molti di più che non hanno abbastanza, che non hanno niente che vogliono prendere se non gli si dà. Fra queste due classi di uomini la lotta si prepara; e questa lotta minaccia di essere terribile.

Queste parole, potrebbero essere state riportate su uno dei nostri quotidiani in questi giorni. La lotta fra “chi troppo ha” e “chi niente ha” potrebbe essere presente su ogni singolo barcone che approda a Lampedusa, oppure in ogni singolo striscione che caratterizza le tante mobilitazioni in difesa di una fabbrica.

Ma queste parole sono state riferite dal fondatore della San Vincenzo, Federico Ozanam, nel 1836.

E’ illuminante e sconfortante al tempo stesso leggere che 170 anni di storia non sono stati sufficienti a farci comprendere che il nodo primario su cui si svolge l’esistenza umana è la troppo grande differenza fra “chi troppo ha” e “chi niente ha”. Ancora oggi dibattiamo di architetture politiche istituzionali, (oppure dibattiamo su come “distruggere” quelle architetture faticosamente e sanguinosamente costruite), eppure non ci rendiamo conto che fino a che non risolveremo DEFINITIVAMENTE la disparità immane presente nelle nostre comunità, non riusciremo mai ad ipotizzare ad un futuro sereno per noi e per le generazioni a venire.

L’articolo 34 della Carta dei Diritti fondamentali dell’Unione Europea recita testualmente:

Al fine di lottare contro l’esclusione sociale e la povertà, l’Unione riconosce e rispetta il diritto
all’assistenza sociale e all’assistenza abitativa volte a garantire un’esistenza dignitosa a tutti coloro che non dispongano di risorse sufficienti, secondo le modalità stabilite dal diritto dell’Unione e le legislazioni e prassi nazionali.

Nella risoluzione del Parlamento Europeo del 20 Ottobre 2010: Il ruolo del reddito minimo nella lotta contro la povertà e nella promozione di una società inclusiva in Europa vi sono varie affermazioni in favore dell’inserimento del Reddito Minimo nelle legislazioni degli Stati membri.
1. sottolinea la necessità di misure concrete che sradichino la povertà e l’esclusione sociale, esplorando strategie di ritorno all’occupazione, favorendo un’equa ridistribuzione del reddito e della ricchezza, garantendo regimi di reddito minimo
3. chiede che si compiano progressi reali nell’ambito dell’adeguatezza dei regimi di reddito minimo, affinché essi siano in grado di sottrarre ogni bambino, adulto e anziano alla povertà e garantire loro il diritto a una vita dignitosa;
11. ritiene che i regimi di reddito minimo debbano essere integrati in un approccio strategico orientato all’integrazione sociale
14. ritiene che l’introduzione in tutti gli Stati membri dell’UE di regimi di reddito minimo, costituiti da misure specifiche di sostegno alle persone con un reddito insufficiente attraverso una prestazione economica e l’accesso agevolato ai servizi, sia uno dei modi più efficaci per contrastare la povertà, garantire una qualità di vita adeguata e promuovere l’integrazione sociale;
23. sottolinea che gli investimenti nei regimi di reddito minimo costituiscono un elemento fondamentale nella prevenzione e riduzione della povertà, che anche in periodi di crisi, i regimi di reddito minimo non andrebbero considerati un fattore di costo, bensì un elemento centrale della lotta alla crisi
35. sottolinea che un reddito minimo adeguato è un elemento imprescindibile per una vita dignitosa e che il reddito minimo e la partecipazione sociale rappresentano i presupposti necessari affinché le persone possano sviluppare appieno il proprio potenziale e contribuire a un’organizzazione democratica della società
40. critica gli Stati membri in cui i regimi di reddito minimo non raggiungono la soglia di povertà relativa
56. sottolinea che i regimi di reddito minimo devono coprire il costo del riscaldamento

In tutte le raccomandazioni viene richiamato, come obbiettivo del Reddito Minimo, il raggiungimento della DIGNITA’ per la persona che ne usufruisce.

Ogni Nazione si può ritenere civile se in cui attua politiche mirate a rendere la vita di ogni singolo cittadino DIGNITOSA, di quella dignità filosofica per cui ogni essere umano assume un valore intrinseco e non relativo in virtù della propria esistenza a prescindere da età, salute, sesso, nazionalità, religione, razza.

La DIGNITA’ è caratteristica naturale di ogni uomo. La DIGNITA’ quindi è un diritto inalienabile.

Ma quand’è che i Diritti cessano di essere tali? Quando i diritti rimangono scritti sulle Carta ma non diventano Carne. Quando chi dovrebbe goderne si trova di fatto impedito a causa delle proprie condizioni di età, stato sociale e di salute, di nazionalità. Quando un Diritto esigibile cessa di essere garantito diventa uno delle cause scatenanti della lotta di cui parlava Ozanam nel 1936.

Oggi è partita la Campagna ufficiale elettorale per le amministrative. Al centro di ogni campagna elettorale (e troppo spesso solo durante le campagne elettorali) viene messo lo squilibrio fra il centro delle città e le Periferie Urbane. Ebbene, troppo spesso ci dimentichiamo dell’enorme squilibrio con le Periferie Umane della nostra società, dei milioni di persone che vivono ai margini dei nostri sistemi sociali ed economici.

E’ questa la nostra sfida: eliminare le Periferie Umane restituendo loro quella Dignità intrinseca della loro stessa esistenza, riducendo i rischi di una lotta sicuramente violenta fra “chi troppo ha” e “chi non ha”

This entry was posted in Politica, Solidarietà. Bookmark the permalink.

Lascia un commento

Il tuo indirizzo email non sarà pubblicato. I campi obbligatori sono contrassegnati *

*