Le fibrillazioni dei cattolici (e non solo)

Benedetto XVI ha deciso di rassegnare le dimissioni e tutto il Mondo fibrilla.

Fibrillano i politici italiani che non si rendono conto del grande insegnamento dato da questo uomo. Joseph Ratzinger ha insegnato che, di fronte al passare tempo, neanche il più alto incarico può sopravvivere. E i nostri politici (molti dei quali neanche eletti) sono abbarbicati al loro cadreghino, volutamente ignari del fatto che il loro tempo è già passato da un pezzo.

Fibrillano i sondaggisti per cercare di capire se un Papa Dimesso può avvantaggiare questo o quel partito oppure se la campagna elettorale avrà ancora un senso oppure è mediaticamente finita.

Fibrillano i giornalisti facendo i calcoli di quanti articoli, ore di lavoro, dirette televisive  dovranno gestire da qui alla fumata bianca che annuncerà un nuovo Vicario di Cristo.

Fibrillano Fazio e Littizzetto per l’oscuramento televisivo che rischia di subire il loro Sanremo.

Fibrillano Cardinali, Vescovi, Prelati che saranno chiamati ad una dura guerra di posizionamento che il nuovo Papa richiederà, dopo un Papa che ha tolto molti veli (ma non tutti, ahimè) dalle umane macchinazioni che si svolgono fra le mura leonine.

E poi fibrilliamo noi credenti. Chi per un motivo chi per un altro.

Non ho mai negato una sommessa simpatia per Benedetto XVI. Non tanto per le sue posizioni che, in alcuni casi hanno suscitato in me perplessità, quanto per la sua dotta capacità di intervenire sul pensiero cattolico, illustrando al mondo, da gran teologo qual’è, la figura grande e misteriosa di Gesù Cristo. Di certo ho preferito di gran lunga Benedetto XVI rispetto a Giovanni Paolo II, grande comunicatore di massa ma che ha offerto una rilettura decisamente reazionaria al Concilio Vaticano II, soprattutto per quanto riguarda il ridimensionamento del ruolo dei laici nella Chiesa a vantaggio delle strutture gerarchiche e curiali.

Non mi interessa una Papa nero o bianco, italiano o straniero. Dio è ben superiore a queste grette generalizzazioni umane. Ripongo però le mie speranze in una figura che sappia dare risposte ai problemi della Chiesa di Oggi. Io mi aspetto un Papa che faccia il Papa.

Spero in un Papa che non si tirerà indietro rispetto alla discussione sul celibato dei preti, sul sacerdozio femminile, sull’aumento di incarichi (spirituali, liturgici e organizzativi) dei laici.

Spero in un Papa che raduni i mille carismi e le mille Chiese che animano il mondo, consentendo a molti cattolici di poter recitare nuovamente con sicurezza il Credo nella parte in cui la Chiesa Cattolica si definisce “Una”.

Spero in un Papa che sia intenzionato a rivalutare la figura della donna nella Chiesa, combattendo con forti basi e culturali e spirituali la misoginia radicata nella Chiesa.

Spero in un Papa che avrà un occhio di riguardo nei confronti delle coppie separate dai divorziati risposati, offrendo loro una nuova speranza riammettendoli ai sacramenti a cui sono da secoli allontanati (per peccato d’amore).

Spero in un Papa che avrà il coraggio di affrontare le colpe degli uomini di Chiesa (che non sono però colpe della Chiesa): la pavidità da parte di molti nei confronti del nazi-fascimo e che hanno taciuto di fronte all’Olocausto; il silenzio troppo spesso connivente verso i regimi dittatoriali del Sud-America; le omertà in favore degli infami abusi sessuali da parte di sacerdoti sui giovani che erano loro affidati; la volontaria copertura di macchinazioni finanziarie che nulla hanno a che vedere con l’opera di testimonianza della Chiesa.

Spero in un Papa che levi il falso pudore che ammanta il rapporto della Chiesa con la sessualità, offrendo al mondo una visione della sessualità che sia soprattutto amore, piacere, gioia, dono e non peccato, sofferenza, morbosità.

Spero in un Papa che abbia il coraggio di affrontare il dialogo su temi che stanno a cuore di molte persone, su cui la Chiesa ha delle posizioni divergenti: omosessualità, convivenza, fecondazione artificiale, fine vita. Dialogare non vuol dire rinunciare ai propri valori. Dialogare vuol dire avere la consapevolezza delle proprie idee ma dimostra anche il rispetto per le idee altrui.

Spero in un Papa… che forse non ci sarà.

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