In memoria di Sergio

Meritava una fine simile? Aveva un figlio a cui dare un ultimo saluto? C’è una compagna a cui avrebbe voluto dare un altro bacio? Non lo sapremo. Sergio Manunza, 54 anni, ha terminato la sua corsa all’ingresso del Parcheggio di Piazza San Carlo. Lo ha fermato la temperatura di questa notte. Non sono serviti i cartoni, i giornali, qualche coperta, per difenderlo dalla carezza gelida che la morte gli ha voluto regalare. Ora Sergio è diventato un numero, un +1 di una statistica, nell’eterna guerra in cui i combattenti sono i poveri, gli ultimi, i “dimenticati.”

Io non conoscevo Sergio, e forse non lo conosceva nessuno. O forse lo conosceva qualche volontario che lo ha avvicinato in queste ultime notti per offrigli, insieme a una tazza di tè, un sorriso e una parola di amicizia. Chissà se lui apprezzava i sorrisi o, come fanno tanti “dimenticati”, li rifiutava per evitare di doverli restituire e accorgersi che di non essere più capaci di farlo.

Questo pensiero è per Lui, per Sergio. Glielo devo. Glielo dobbiamo. Perchè, dopo una vita da “dimenticato” almeno nel suo ultimo viaggio possa essere accompagnato dal saluto di qualcuno.

Ciao Sergio.

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7 Responses to In memoria di Sergio

  1. GIORGIO says:

    ma come si fa a dire che non lo conosceva nessuno!informati prima di tutto, a Torino lo conoscevano, certo, ma a Cagliari qualcuno lo doveva pur conoscere sicuramente .

    • Massimiliano Orlandi says:

      Avrei dovuto scrivere “forse lo conoscevano poche persone”. Ho espresso male il mio pensiero. Intendevo dire che ci sono migliaia di “invisibili” che pochi addetti ai lavori conoscono. La gente comune fa passare attraverso di loro il proprio sguardo, perchè queste persone interrogano le nostre coscienze e le nostre vite e quindi è “più comodo” ignorarle.

  2. giorgio says:

    Conoscevo Sergio perchè era il mio compagno di banco alla scuola elementare Alberto Riva di Cagliari, nel quartiere Villanova di Cagliari, eravamo pure vicini di casa, lui abitava in via San Domenico.
    Era un bambino bravo, educato , tranquillo.Purtroppo la maestra, Signora Boi Serra Maria Laura non lo promosse dalla quarta alla quinta classe, forse ingiustamente ed io ricordo che lui se la prese molto , dopo il verdetto della sua bocciatura letto dalla maestra in classe( cosi si usava fare allora) andò via senza salutare nessuno.
    Lo incontrai casualmente intorno alla fine degli anni settanta, e mi disse che lavorava come idraulico, e che se la passava discrettamente. Da quel giorno non lo vidi piu.
    L’ultima sua notizia è quella di questi giorni, giunta per me inaspettata , e mi dispiace tantissimo , Sergio Manunza non meritava una fine così.
    Se puo interessare, il fratello piu piccolo di lui di due anni è su facebook al nome di Aldo Manunza.

  3. Valentina says:

    Sergio lo conoscevano in tanti. Aveva tanti amici. A Cagliari dove viveva, lo conoscevano soprattutto i servizi di accoglienza degli invisibili. Le Suore di Madre Teresa, Padre Passi della parrocchia del Poetto, gli amici che lo accoglievano nelle fredde giornate invernali non hanno certamente dimenticato il sorriso e la risata di Sergio. Lui non aveva un brutto carattere, anzi, era molto generoso e gentile. Non smetteva mai di sorridere e scherzare finchè almeno l’alcol gliel’ha permesso. Il suo brutto carattere era solo la conseguenza della grande e grave malattia che lo affliggeva, l’alcol.
    Aveva anche avuto da ragazzo una fidanzata, bellissima. Si chiamava Lucia.
    Ma qual’era la grave sofferenza di Sergio?
    La sua storia iniziò molto prima del suo concepimento.
    Qualche anno prima della sua nascita , una grave epidemia di difterite , colpì due suoi fratellini , uno dei quali morì con gravi sofferenze. La madre cadde in una grave depressione. Neanche la figlia sopravvissuta alla difterite e la gravidanza di Sergio la fecero guarire. Nei suoi pensieri, sempre, il piccolo morto di difterite. E’ facile immaginare come crebbe Sergio.
    Il suo carattere libero ha poi fatto il resto. Lui amava stare all’aria aperta, amava la fotografia, la natura. La sua stanza era piena di fossili, pelli di animali e di serpenti. Ma la società non ama i diversi, coloro che scelgono di seguire l’istinto. Il mondo pretende che i ragazzi seguano i desideri dei genitori non i propri. Era molto sensibile, e la morte del padre da cui aveva appreso il mestiere di idraulico contribuirono a togliergli le fragili basi su cui ancora poggiavano i suoi piedi.
    Iniziò a bere esageratamente e all’età di appena 30 anni era già dipendente dall’alcol. La famiglia cercò di aiutarlo nelle spese, sempre crescenti. La sua violenza anche in famiglia, durante lesue sbronze, portarono la madre e le sorelle ad allontanarlo da casa. Crollò tutta la famiglia.
    Iniziò allora la vita per strada. Qualche notte passata da qualche sorella, e il resto per strada. Lo picchiarono duramente. Negli ultimi anni a Cagliari rimase in contatto solo con una sorella, quella sopravvissuta alla difterite. Andava da lei per mangiare, per trovare un sorriso gentile e sempre pronto come quello di una madre. Si sono amati non come fratelli, ma come madre e figlio. Negli ultimi anni,ormai annebbiato, faceva avere sue notizie tramite conoscenti o medici che che chiamavano la sorella. Sabato la vigilia di Natale,è tornato a casa. I fratelli, hanno deciso di riportarlo a casa. I funerali si sono svolti in silenzio. Senza clamore, senza istituzioni. Che triste rivederti così, immaginare quale sofferenza hai avuto. Quanto dolore la ferita di non sentirsi amati. Il rammarico più grande è di non averti aiutato abbastanza. Chissà se ci perdonerai mai!
    Ora riposi in pace, in paradiso con la tua amata madre e con tuo fratellino Aldino.
    Riposate in pace!
    Con amore
    Tua nipote!
    Figlia della sopravvissuta alla difterite

  4. Nicola says:

    IO SN IL NIPOTE….
    ERA DAVVERO UNA PERSONA PER BENE.
    POSSO GARANTIRLO IO.

  5. francesca says:

    …sono una nipote…anche se è difficile definirsi tale visto che non l’ho mai conosciuto non per volere mio!ma sapere che uno zio ha dovuto patire tutto questo beh sicuramente non è la cos apiù bella del mondo!mi sarebbe piaciuto conoscerlo..anche gli ultimi anni della sua vita..non è il suo essere “clochard” che mi spaventa!per me era comunque uno zio…!so qualcosa di lui solamnete da racconti fatti da mia zia o mia cugina..ma mai la vita di qualcuno mi ha incuriosita come la vita di mio zio sergio!infatti su internet ho cercato più informazioni possibili!è abbastanza complessa la situazione in famiglia,ancora io stento a capire le cose..ma provo dentro tanta rabbia e dispiacere per non aver avuto la possibilità di conoscerlo!e non è una cosa che dico ora perchè voglio far notizia ma è una cosa che ho sempre pensato ma che non ho mai potuto dire per motivi che non mi sembra il caso di elencare qua!Posso solo dire una cosa…che spero che in questo momento abbia trovato la giusta serenità,e mi sento di chidergli scusa..mille volte scusa! CIAO ZIO SERGIO!

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