Intimità violata

In questi giorni, con l’avvento dell’inchiesta sul faccendiere Bisignani, è tornata di attualità la questione delle intercettazioni telefoniche e il rapporto con la privacy. Ogni volta che parlo al telefono con qualche persona appartenente alla sfera pubblica mi domando se per caso in quel momento non ci sia una terza persona in ascolto.
Ovviamente, non avendo nulla da temere, la domanda rimane confinata nella categoria “curiosità”. Nel mondo delle comunicazioni personali però, il tema della privacy si è trasformato con l’avvento delle nuove tecnologie. Prendiamo per esempio l’utilizzo delle e-mail.
Non vi è mai capitato di scrivere una mail riservata e poi scoprire che questa mail è stata reindirizzata ad altre persone? Del resto è semplice: basta premere un tasto, aggiungere qualche nome e il gioco è fatto.

Eppure quando abbiamo scritto la mail ad un’altra persona ci siamo sentiti protetti, pensando che quella corrispondenza rimanesse confinata nell’intimo del rapporto personale.

Trovo che divulgare una mail riservata sia una violenta prevaricazione dell’altro. Come dire: “mi sento talmente potente da decidere che i tuoi segreti non devono essere tali”. Il tradimento insito in questo gesto è pari alle fotografie rubate o all’intimità violata dal buco della serratura.
E’ la quintessenza dell’involuzione della nostra cultura: siamo tutti in un Grande Fratello, dove tutti sanno tutto di tutti, e quando qualcuno vuole sfuggire da questo meccanismo, utilizzando la vetero-categoria della riservatezza, qualcun altro si affretta a ristabilire il corretto ordine.

In Italia divulgare a terzi mail ricevute non è reato. Forse è giusto così, visto che il sistema di posta elettronica è soggetto a troppi passaggi (computer del mittente, internet-provider del mittente, internet-provider del destinatario, computer del destinatario) e quindi difficilmente si potrebbe provare l’azione illegittima. Questo però non dovrebbe comunque “scusare” l’azione. Ci sono codici non scritti (galateo, buona educazione, buon senso) che, pur non considerando reato un’azione la considera indegna del consesso civile. Il non rispetto del colloquio riservato via mail dovrebbe essere considerato socialmente riprorevole.

Ma ormai, nella non-cultura gossippara, tutto quanto fa spettacolo.

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