Sindaco Fassino, quando ti incazzerai con Cota?

Caro Sindaco Piero Fassino

in questi primi mesi del tuo mandato hai fatto varie cose. Buone, brutte, importanti, inutili. Insomma: hai governato una città con 5 miliardi di debito, complessa, con molti problemi, tante potenzialità e tante risorse. A dire la verità non riesco ancora ad individuare la “cifra” del tuo mandato, come invece si poteva fare per il primo Chiamparino già nei primi mesi (l’attesa per le Olimpiadi, i cantieri del Metrò, le Spine in costruzione).

Ma non è tanto un bilancio sul tuo operato, quello di cui vorrei parlarti. L’argomento, la domanda, l’interrogativo che vorrei porti è: non credi che sia arrivato il momento di incazzarti con il Presidente Cota? Non reputi che sia finito il tempo della “concordia” istituzionale che in questi mesi è andata in onda su vari temi e passare invece al momento in cui tu, con la tua esperienza e capacità, fai capire a quel ragazzaccio incapace che fa finta di governare in Piazza Castello, che Torino non può essere trattata come uno zerbino?

Per dire: come è possibile che Torino, candidata a diventare Città della Conoscenza e attrarre giovani studenti da tutto il mondo, venga insultata da Cota che cancella le Borse di Studio per gli studenti, così da vanificare tanti sforzi?

E ancora: perchè adesso la Regione vuole cancellare l’Ospedale Amedeo di Savoia e spostarlo, pensa un po’, a Settimo Torinese (che non è proprio una metropoli)? D’accordo, la struttura non è proprio delle migliori e avrebbe bisogno di più di una rinfrescata. D’accordo anche che bisogna razionalizzare e ridurre i costi, ma perchè togliere a Torino il punto di riferimento per le malattie infettive (e l’AIDS è una di queste)? E visto che si farà (ma si farà?) la Città della Salute, non avrebbe più senso aggregare questo presidio nella futuribile nuova struttura?

Per ultimo (ma solo in ordine di tempo, perchè non credo che sarà l’ultimo episodio), ti sembra normale che la Regione abbia tagliato quasi il 70% dei finanziamenti a Torino per il Welfare in questi ultimi anni? Torino non ha forse poveri? Forse Cota è geloso della qualità dei servizi offerti e della preparazione di molti operatori?

L’unico tema su cui abbiamo visto il Comune dialogare con la Regione e portare a casa dei risultati, è stata la Cultura. Niente da dire: la Cultura genera movimento, fa crescere la società, crea posti di lavoro. Ma non sarebbe il caso che, oltre a fare da sponda al bravo assessore Braccialarghe tu dia un po’ di aiuto all’Assessore Tisi che invece deve combattere ogni giorno con chi, di Welfare, in Regione non ne capisce niente (visto che si occupava di Camion?)

Sindaco Fassino, sei stato eletto per governare e difendere Torino. Vista la tua lunga esperienza e viste le offese che questa città sta subendo da parte di un “reggi-portacenere”, il minimo che ci si può aspettare da te e che tu dimostri, con le buone o con le cattive (metaforicamente parlando, ovviamente) che i Torinesi sono buoni e bravi ma che non possono accettare a lungo le vendette politiche di un leghista in calo di popolarità.

In attesa di un tuo scatto d’orgoglio, ti auguro un Buon Carnevale

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Sono anch’io un evasore fiscale

Quest’oggi ho fatto visita all’Agenzia delle Entrate perchè mi è stata comminata una multa per un errore sostanziale sul 730 del 2009. In pratica ho dichiarato che una delle mie figlie era a mio carico fiscale, mentre il suo reddito era superiore alla soglia minima.

Questo errore (assolutamente involontario) mi ha causato il pagamento di imposte non versate, multa e interessi di poco più di un migliaio di Euro.
Sia chiaro: ho fatto un errore, è giusto che paghi.

Questo episodio mi ha fatto venire in mente alcuni pensieri, che vorrei condividere.

Il primo riguarda la leggerezza con cui io (ma credo anche molti altri cittadini) mi accosto alla dichiarazione dei redditi, leggerezza dovuta al malcostume tipicamente italiano per cui le tasse sono una “cosa brutta” e “tanto, chi vuoi che controlli?”. Ed invece, miracolo: i controlli li fanno! E gli errori si pagano! Quindi la prossima dichiarazione dei redditi la farò con molta più attenzione (nella speranza che i 730 del 2010 e del 2011 siano corretti).

E proprio il fatto che i controlli si stanno facendo mi fa pensare che forse la lotta all’evasione fiscale comincia proprio da qui, dai controlli incrociati, dalle verifiche puntuali. Senza però cadere nel populismo di molti che pretendono che si cominci da qualche altra categoria (dentisti, notai, idraulici, gioielleri, quelli che hanno il SUV e via dicendo) prima di controllare i redditi dei “poveri cristi come noi”. Perchè pensare che il problema sta sempre da un’altra parte giustifica chiunque a commettere le piccole o grandi nefandezze di cui ognuno è colpevole.

Sottrarre al fisco 1.000 Euro non è paragonabile alle centinaia di milioni di Euro rubati dagli evasori totali. Ma è pur sempre un tradimento del patto sociale che deve cementare una comunità nazionale.

Ora che ho i miei F24 precompilati con le rate da pagare non mi sento defraudato della mia libertà. Anzi, mi sento più tranquillo perchè ho sanato una frattura (per quanto involontaria) che si era creata fra me e i milioni di Italiani corretti.

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L’Italia è un paese razzista!

Due senegalesi sono stati uccisi a Firenze da uno squilibrato che poi si è tolto la vita. Cronaca di quotidiana follia. Oppure no?

Quand’è che guarderemo in faccia la realtà e ci diremo senza falsa retorica che gli Italiani sono RAZZISTI? Quante stronzate dovremo ancora sentire da politici buonisti e sociologi ignoranti che cercano di disegnare un Paese tollerante ed accogliente che non c’è?
Certo non sono questi due morti e gli altri tre gravemente feriti che possono peggiorare una situazione che è palese ma è talmente vergognosa da volerla nascondere sotto il letto. Forse è ora di cominciare a dirci le cose come stanno.

Siamo Razzisti!
Siamo razzisti quando diciamo che “vengono a rubarci il lavoro”.
Siamo razzisti quando pensiamo che diventeremo una repubblica islamica.
Siamo razzisti quando ci rivolgiamo ad uno stranieri alzando (chissà poi perchè?) la voce per farci capire meglio.
Siamo razzisti quando diciamo “Non sono razzista, ma…”.
Siamo razzisti quando impegniamo tutta la nostra attenzione per trovare tutti i difetti degli stranieri (puzzano, non si lavano, chissà come mangiano, urlano quando parlano).
Siamo razzisti quando di fronte a proposte innovative esprimiamo soltanto dubbi (riconoscimento della cittadinanza agli stranieri nati in Italia, diritto di voto amministrativo).
Siamo razzisti quando ci nascondiamo dietro al principio di reciprocità (“se vogliono le moschee devono farci costruire le Chiese nei loro Paesi”: certo, perchè noi quando andiamo a Sharm El Sheik la prima cosa che vogliamo fare è andare a messa!!!!)
Siamo razzisti quando usiamo gli stranieri per “educare” i nostri figli (“fai il bravo o arrivano gli zingari e ti portano via”).
Siamo razzisti quando votiamo la Lega Nord, un partito che ha fatto del razzismo il suo credo politico (e non mi venite a dire che Cota è un democratico).
Siamo razzisti quando facciamo “buu” allo stadio contro qualche giocatore di colore “perchè lo fanno tutti”.
Siamo razzisti se non usciamo dallo stadio per protestare quando sentiamo quei “buu”.
Siamo razzisti quando pensiamo agli stranieri non come persone ma come gruppo etnico (i marocchini vendono le spugnette, i senegalesi vendono la roba contraffatta, gli zingari stuprano e rubano il rame, gli albanesi sono violenti, i rumeni si ubriacano…)
Siamo razzisti quando ci nascondiamo dietro alla dignità della donna per criticare i veli (senza pensare che magari sono proprio le donne a volersi velare).
Siamo razzisti quando vogliamo difendere le nostre tradizioni (quali: quelle di non voler pagare le tasse o di fottere il prossimo come primo comandamento)?
Siamo razzisti quando continuiamo a votare beceri politici che usano gli stranieri a proprio uso e consumo (aggredendoli se sono di destra, plagiandoli se sono di sinistra).

Continuate voi a dire quando siamo razzisti.

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Brutta storia

Da troppo tempo non scrivo, ma quello che è successo alle Vallette l’altra sera mi ha toccato troppo per rimanere in silenzio.

Mi riferisco alla vicenda della ragazzina che ha simulato uno stupro per nascondere la perdita (consenziente) della sua verginità e la conseguente spedizione punitiva al campo nomadi da parte di qualche centinaio di persone. Ci sono varie cose che mi sono venute in mente che vorrei condividere.

Non era una marcia di solidarietà. Molti affermano che la marcia organizzata era una manifestazione di solidarietà in favore della ragazzina stuprata. Ma le marce di solidarietà si organizzano sotto la casa della vittima o, tuttalpiù, sotto una sede istituzionale. Non si fa una fiaccolata a casa dei “presunti” colpevoli. In quel caso si parla di Marcia Punitiva violenta e razzista.

E la responsabilità personale? La Marcia Punitiva aveva come obbiettivo una comunità, un gruppo di persone e non i veri colpevoli. Sarebbe come condannare tutti i Pugliesi perchè alcuni componenti di una famiglia di Avetrana uccidono una ragazzina. Oppure uccidere sei milioni di Ebrei solo perchè sono Ebrei.

No Tav e Fiaccolata. La Segretaria del PD torinese, qualche giorno fa ha tuonato contro una parte di SEL che ha partecipato alla manifestazione NO TAV, durante la quale sono avvenuti degli scontri fra forze dell’ordine e alcuni manifestanti, dicendo che gli esponenti della maggioranza che sostiene Fassino non possono partecipare a manifestazioni violente. Alla Marcia Punitiva contro i Rom ha partecipato la Presidente della Circoscrizione, formalmente per stare accanto alla sua gente e per controllare la situazinone. Perchè la Segretaria del PD non tuona contro la Presidente della Circoscrizione per aver partecipato ad una manifestazione violenta? Ah già, sono la stessa persona: Paola Bragantini.

Una questione irrisolta. Certo che se il campo nomadi della Continassa non ci fosse stato tutto questo non sarebbe successo. Ma il campo esiste perchè la questione “Nomadi” non si riesce (o non si vuole?) risolvere in maniera civile. A Torino, come in altre città, non c’è la volontà per trovare soluzioni perchè la convivenza fra cittadinanza e nomadi Rom si basi sul rispetto reciproco e non sul sospetto, sul razzismo, sulla prevaricazione e sull’illegalità. E dove sono finiti i 5 milioni di Euro stanziati dal Governo Berlusconi e affidati al prefetto di Torino per investimenti su questo tema?

Un atto d’amore. E’ forse la nota più triste: questa brutta vicenda nasce da un atto d’amore. La ragazzina ha inventato lo stupro per nascondere agli occhi dei genitori il primo rapporto sessuale con il suo fidanzatino e la conseguente perdita della verginità. Perchè ancora oggi in molte famiglie, i genitori e i figli non affrontano il tema del sesso con tranquillità e serenità? Perchè la verginità, che è un valore e non un mito, deve diventare un motivo di paura e violenza? Questa ragazza ricorderà la sua “prima volta” con angoscia e questo non è giusto. Personalmente la giustifico, perchè deve essere tremendo vivere in una famiglia che affronta la maturazione sessuale di una ragazza come un tabù e un “peccato”.

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Intimità violata

In questi giorni, con l’avvento dell’inchiesta sul faccendiere Bisignani, è tornata di attualità la questione delle intercettazioni telefoniche e il rapporto con la privacy. Ogni volta che parlo al telefono con qualche persona appartenente alla sfera pubblica mi domando se per caso in quel momento non ci sia una terza persona in ascolto.
Ovviamente, non avendo nulla da temere, la domanda rimane confinata nella categoria “curiosità”. Nel mondo delle comunicazioni personali però, il tema della privacy si è trasformato con l’avvento delle nuove tecnologie. Prendiamo per esempio l’utilizzo delle e-mail.
Non vi è mai capitato di scrivere una mail riservata e poi scoprire che questa mail è stata reindirizzata ad altre persone? Del resto è semplice: basta premere un tasto, aggiungere qualche nome e il gioco è fatto.

Eppure quando abbiamo scritto la mail ad un’altra persona ci siamo sentiti protetti, pensando che quella corrispondenza rimanesse confinata nell’intimo del rapporto personale.

Trovo che divulgare una mail riservata sia una violenta prevaricazione dell’altro. Come dire: “mi sento talmente potente da decidere che i tuoi segreti non devono essere tali”. Il tradimento insito in questo gesto è pari alle fotografie rubate o all’intimità violata dal buco della serratura.
E’ la quintessenza dell’involuzione della nostra cultura: siamo tutti in un Grande Fratello, dove tutti sanno tutto di tutti, e quando qualcuno vuole sfuggire da questo meccanismo, utilizzando la vetero-categoria della riservatezza, qualcun altro si affretta a ristabilire il corretto ordine.

In Italia divulgare a terzi mail ricevute non è reato. Forse è giusto così, visto che il sistema di posta elettronica è soggetto a troppi passaggi (computer del mittente, internet-provider del mittente, internet-provider del destinatario, computer del destinatario) e quindi difficilmente si potrebbe provare l’azione illegittima. Questo però non dovrebbe comunque “scusare” l’azione. Ci sono codici non scritti (galateo, buona educazione, buon senso) che, pur non considerando reato un’azione la considera indegna del consesso civile. Il non rispetto del colloquio riservato via mail dovrebbe essere considerato socialmente riprorevole.

Ma ormai, nella non-cultura gossippara, tutto quanto fa spettacolo.

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Consigli per gli acquisti

Molti mi domandano “cosa mi consigli di fare per le elezioni comunali? Chi mi suggerisci di votare?”. Visto che la domanda si fa più pressante ogni giorno che passa, uso questo mezzo per estendere il più possibile il mio pensiero.

Sapete tutti come la candidatura Fassino non sia quella da me preferita. Prima ho sperato nella candidatura alle Primarie di Giorgio Airaudo e poi, visto la non accettazione di Giorgio, ho sostenuto Michele Curto. Ora che le elezioni sono quelle vere, continuo ad avere le mie perplessità su Piero Fassino. Detto questo invito tutti quanti mi conoscono a votarlo per due ragioni principali.

  1. Credo che, alle elezioni amministrative, il voto debba essere utile. Non concordo con quanti dicono che “bisogna dare un segnale”. Il Sindaco è il soggetto che potrà decidere sulla qualità di vita di ogni cittadino più direttamente e quindi i voti dati a Musy, Bertola o Bossuto, per quanto rispettabili e comprensibili, hanno solo il valore di delegare agli altri ciò che succederà nei prossimi cinque anni. Quindi il prossimo sindaco potrà essere soltanto Fassino oppure (ma meno probabile), Coppola. Il resto vale poco.
  2. Desidero ardentemente che Fassino vinca al primo turno e non ci sia il rischio di un ballottaggio con un possibile apparentamento con il Terzo Polo. Oltre alle implicazioni politiche di un accordo di questo genere, nella nostra città rischia di portare, come costo dell’accordo, la riconferma di Marco Borgione come Assessore al Welfare (che dopo un lungo girovagare ha trovato casa nell’UDC). Il mio giudizio politico personale sull’amministrazione dei Servizi Sociali da parte di Marco Borgione è decisamente negativo e non credo che la città possa permettersi questo rischio a per altri cinque anni.

Archiviata la pratica “Sindaco”, passiamo al Consiglio Comunale. Non darò un suggerimento ma ne darò due. Il primo suggerimento è rivolto a quelli che non avranno particolari mal di pancia nel votare Partito Democratico. Fra i candidati nella lista del PD c’è Michele Paolino, l’attuale Presidente della Circoscrizione 3. Lo suggerisco per due ragioni. La prima è che è l’unico politico a cui affiderei i miei soldi. Anzi: siccome è un promotore finanziario, i miei soldi glieli ho proprio affidati. E me li ha anche restituiti !!! Visti i politici attuali, direi che non è una cosa da poco.
Il secondo motivo riguarda l’atteggiamento da lui tenuto durante l’occupazione della ex-clinica San Paolo da parte dei Rifugiati politici nel 2009. Per quanto era in suo potere si è sempre attivato per cercare di rendere meno disagevole la situazione. Sono stati molti i politici che di fronte a quella vicenda hanno aperto la bocca a sproposito e, invece di cercare soluzioni, se ne sono fregati o hanno fatto dichiarazioni dannose. Fra questi non c’è Michele Paolino che invece ha cercato (con oggettive difficoltà) complicati equilibrismi fra le esigenze dei cittadini del quartiere e il dramma dei rifugiati. L’impegno di Michele Paolino in questo senso ha dato buoni frutti e quindi ha guadagnato ai miei occhi la stima che mi permette di suggerirlo come Consigliere Comunale.

Se proprio non ce la fate a votare PD (come darvi torto?) vi suggerisco di valutare la possibilità di votare Michele Curto, candidato indipendente per Sinistra Ecologia e Libertà. L’ho sostenuto durante le primarie anche se poi non ho condiviso la sua scelta di candidarsi in un Partito invece che cercare la costruzione di una Lista civica (anche se il mio giudizio personale su SEL è decisamente migliore di quello che ho nei confronti del PD).
Michele Curto viene dal mondo dell’associazionismo, con Terra del Fuoco si occupa di Rom, di rifugiati politici, condivide molte battaglie per il diritto al lavoro, mantiene viva la testimonianza sull’Olocausto accompagnando migliaia di studenti ai campi di Auschwitz-Birkenau. E’ uno dei giovani su cui vale la pena investire il proprio voto.

Ho dato un’occhiata anche alle liste delle Circoscrizioni. Ho trovato alcune persone che conosco e stimo e a cui darei volentieri il voto se abitassi in quelle circoscrizioni.
Circoscrizione 2: Roberto Gentile (PD), Andrea Tua (SEL)
Circoscrizione 3: Mariangela (Mari) Rizzo (SEL)
Circoscrizione 4: Alfonso Papa (SEL)
Circoscrizione 7: Antonio Biondino (Piemont Europa Ecologia)
Circoscrizione 8: Alessandro Givone (SEL)
Circoscrizione 9: Salvatore Campagna (PD)

Se abitate nella Circoscrizione 3, vi invito comunque a votare uno qualsiasi dei partiti della coalizione di Centro Sinistra: in questo modo permetterete a Daniele Valle (giovane e capace, almeno cominciamo a creare una nuova generazione di classe dirigente) di diventare il prossimo Presidente di Circoscrizione.

Fra questi nomi non c’è il mio. Ci sarebbe potuto essere. Ma questa è un’altra storia, che affronterò più avanti.

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Cattolici, Chiesa e Politica.

Sono intervenuto ieri alla presentazione del libro del Sen. Stefano Ceccani “Al cattolico perplesso”. Ecco il testo del mio intervento.

Il primo pensiero che mi è venuto in mente prendendo in mano questo libro è stato un interrogativo. Perchè al termine “Cattolico” si deve aggiungere sempre un altro aggettivo? Cattolico praticante, Cattolico Adulto, Cattolico devoto, Cattolico Perplesso. Una persona dovrebbe sentirsi completamente rappresentata dal termine “Cattolico”. Se una parola però necessita del supporto di un aggettivo per definirsi meglio, vuol dire che questa parola o ha perso di significato oppure il contesto non ne riconosce più il valore unico e intrinseco. Partendo da questa affermazione ho affrontato il libro con l’amara consapevolezza che anche a me non basta la definizione semplice di “cattolico”, per lo meno affrontando lo specifico politico.
Ma allora chi sono io? Sono perplesso, sono compiuto, sono dubbioso, sono in ricerca?

Faccio parte di una generazione che si è formata politicamente al termine della prima repubblica. Di quella stagione ricordo la passione di una parte, forse marginale ma non residuale, del mondo cattolico che non si è mai riconosciuta nella rappresentanza della Democrazia Cristiana ma non ha neanche voluto soggiacere acriticamente all’abbraccio delle ideologie di sinistra.
Della Democrazia Cristiana ho patito la presunzione di voler rappresentare il pensiero della Chiesa e dei credenti, perchè ho sempre visto che sia l’una che gli altri erano e sono un insieme eterogeneo e mobile di pensieri, idee, progettualità, consapevolezze. Non volevo rimanere rinchiuso nel recinto, magari comodo e accogliente, di chi voleva propormi un pensiero unico di società. Ad ogni campagna elettorale pativo con sempre maggiore sofferenza le omelie del mio parroco che invitava a votare per la Democrazia Cristiana.

La fine della DC è stata vissuta da molti (me compreso) come una liberazione. Si immaginava finalmente che il mondo cattolico avrebbe liberato le sue tante energie fino ad allora compresse e sarebbe iniziata una stagione di iniziative che avrebbero consentito a tanti cattolici di ritrovarsi nei luoghi politici in cui si sarebbero sentiti meglio rappresentati: fine del centralismo inamovibile dei politici cattolici, fine dell’ingerenza materna e ingombrante della gerarchia ecclesiale, fine dell’impossibilità di affrontare la modernità e la complessità della società.

Dopo venti anni si può dire che quei sogni non si sono realizzati. Dove ci troviamo oggi? La realtà in cui ci troviamo è quella in cui la Chiesa ha dichiarato di non voler interferire con la politica italiana. A parole. In realtà, mi sembra di vedere che la Chiesa, negli ultimi anni ha assunto un ruolo ancora più determinante di quello che aveva con la presenza del partito cattolico di riferimento.

Credo che ci sia una spiegazione. La Chiesa, nel rapporto con la Democrazia Cristiana, doveva mantenere un ruolo meno aggressivo proprio perchè la DC, presumendo di rappresentare tutte le componenti cattoliche italiane, doveva mantenere equilibri interni che non potevano essere risolti meramente con la distribuzione degli incarichi e dei posti di governo. Quindi, seppur incombente, la Chiesa doveva mantenere una posizione più defilata, proprio per evitare di mettere in crisi questi equilibri. Oggi, non esistendo più questa necessità, la Chiesa (o per lo meno la sua gerarchia) si può permettere una posizione decisamente più aggressiva, grazie anche alla debolezza della classe politica odierna (sia di destra che di sinistra).

Vi sono alcune questioni che rendono molti cattolici sempre più perplessi. Ne cito alcuni, sapendo che su alcune cose potrò essere criticato.
La prima questione riguarda i “valori non negoziabili”: tutela della vita in tutte le sue fasi, riconoscimento e promozione della struttura naturale della famiglia, diritto dei genitori di educare i propri figli
La questione non è relativa al merito di questi valori. Il problema risiede nel fatto che questi valori non solo non sono negoziabili, ma non sono neanche più discutibili. E la semplice richiesta di poterli affrontare politicamente diventa anatema.
Questa chiusura si è mostrata in tutta la sua determinazione soprattutto in occasione del Referendum sulla Legge 40 e sulla discussione dei Di.Co. e del conseguente Family Day. Occasioni perse, secondo me, per affrontare con saggezza e lungimiranza due temi che, al giorno d’oggi non possono essere più pensati con le categorie degli scorsi decenni, perchè diversa è la composizione sociale e il livello culturale e scientifico in cui ci troviamo.

La seconda questione è quella economica. Sono molti, e secondo me troppi, gli interessi economici per cui la Chiesa sta chiedendo tutela alla politicaa fronte della garanzia di non mettere in discussione il comportamento etico e morale della classe dirigente. Gli introiti dell’8 per mille valgono il silenzio o lo scarso impegno contro la dissoluzione morale? Le esenzioni ICI giustificano la leggerezza con cui vengono giudicati i comportamenti immorali, le barzellette sconce, le bestemmie, i modelli educativi di Berlusconi? I contributi alle scuole cattoliche hanno lo stesso valore della mancanza di indignazione rispetto alle chiusure e alle guerre contro gli ultimi (soprattutto se hanno il colore della pelle diverso dagli abitanti della Padania)? Non prendete come facile populismo queste mie affermazioni. Le risposte a queste domande, quando poste in “camera caritatis” ad esponenti ecclesiastici, dimostrano una bella dose di opportunismo da parte della Chiesa. E quindi il giudizio diventa leggero sui comportamenti “l’importante è che il Governo faccia le cose che ci convengono”.

Per chi come me ha sempre visto nell’insegnamento evangelico della Chiesa il modello di amore su cui basare la convivenza fra gli uomini, è una sofferenza vedere che proprio l’insegnamento evangelico viene usato come un’arma contro il dialogo e il confronto fra diverse idee. Conseguenza di questa “radicalizzazione” della proposizione evangelica è la radicalizzazione, eguale e contraria, della visione non religiosa della società. E il passo di “scontro fra civiltà” è sempre più vicino. Forse anche più vicino di quanto non fosse al tempo del Comunismo. In questo contesto trovo molto suggestiva l’analisi fatta da Ceccanti nel Capitolo 5 di questo libro. E’ in questo capitolo in cui viene trattato con particolare precisione il rapporto che può e deve esistere in una società come quella italiana in cui sono presenti componenti sociali di credenti di varie religioni e anche componenti agnostiche.

Ceccanti presenta il ragionamento fatto da Jean Bauberot, secondo il quale la laicità di uno stato laico si può rappresentare con un triangolo. Su di un lato sono presenti gli atei e gli agnostici che credono fermamente nella laicizzazione della società, sul secondo lato vi sono i religiosi maggioritari (i cattolici in Italia) che pretendono la libertà di culto, sul terzo lato vi sono i religiosi minoritari che invece richiedono l’uguaglianza. Tutti e tre i lati comunque convergono e l’equilibrio fra i tre lati fa sì che la struttura geometrica (e quindi quella sociale) sia stabile. Oggi ci troviamo invece nella situazione in cui le forze che compongono il triangolo sviluppano forze centrifughe che aumentano la distanza con il passare del tempo.

La soluzione che Ceccanti propone è quello della mediazione, non come compromesso al ribasso, ma come la ricerca di soluzioni che portano in se tutte le istanze valoriali che la complessità della società propone. Questa è una soluzione ideale che non può che essere condivisa. Ma ha un limite: il limite è l’uomo stesso. Se non riusciremo ad avere una classe dirigente all’altezza di questo compito, sia come uomini e donne di governo, sia come gerarchia ecclesiale, questo risultato non si potrà ottenere. Sino a che l’interesse personale o di gruppo sarà predominante sull’interesse generale per il bene comune, qualsiasi dialogo sarà soffocato dai calcoli di convenienza. E gli alti ideali, sia evangelici che laici, saranno sopraffatti.

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Eliminare la povertà, si può? Si Deve!

Venerdì 15 Aprile ho partecipato ad un dibattito organizzato dalla Fondazione Promozione Sociale all’interno della Biennale della Democrazia. La Fondazione ha illustrato il progetto di inserimento nella normativa regionale del Reddito Minimo Garantito.
Riporto l’intervento che ho fatto in quella sede:

La questione che divide gli uomini dei nostri giorni non è più una questione di forme politiche ma una questione sociale. […] Vi sono molti uomini che hanno troppo e che vogliono avere ancora; ve ne sono molti di più che non hanno abbastanza, che non hanno niente che vogliono prendere se non gli si dà. Fra queste due classi di uomini la lotta si prepara; e questa lotta minaccia di essere terribile.

Queste parole, potrebbero essere state riportate su uno dei nostri quotidiani in questi giorni. La lotta fra “chi troppo ha” e “chi niente ha” potrebbe essere presente su ogni singolo barcone che approda a Lampedusa, oppure in ogni singolo striscione che caratterizza le tante mobilitazioni in difesa di una fabbrica.

Ma queste parole sono state riferite dal fondatore della San Vincenzo, Federico Ozanam, nel 1836.

E’ illuminante e sconfortante al tempo stesso leggere che 170 anni di storia non sono stati sufficienti a farci comprendere che il nodo primario su cui si svolge l’esistenza umana è la troppo grande differenza fra “chi troppo ha” e “chi niente ha”. Ancora oggi dibattiamo di architetture politiche istituzionali, (oppure dibattiamo su come “distruggere” quelle architetture faticosamente e sanguinosamente costruite), eppure non ci rendiamo conto che fino a che non risolveremo DEFINITIVAMENTE la disparità immane presente nelle nostre comunità, non riusciremo mai ad ipotizzare ad un futuro sereno per noi e per le generazioni a venire.

L’articolo 34 della Carta dei Diritti fondamentali dell’Unione Europea recita testualmente:

Al fine di lottare contro l’esclusione sociale e la povertà, l’Unione riconosce e rispetta il diritto
all’assistenza sociale e all’assistenza abitativa volte a garantire un’esistenza dignitosa a tutti coloro che non dispongano di risorse sufficienti, secondo le modalità stabilite dal diritto dell’Unione e le legislazioni e prassi nazionali.

Nella risoluzione del Parlamento Europeo del 20 Ottobre 2010: Il ruolo del reddito minimo nella lotta contro la povertà e nella promozione di una società inclusiva in Europa vi sono varie affermazioni in favore dell’inserimento del Reddito Minimo nelle legislazioni degli Stati membri.
1. sottolinea la necessità di misure concrete che sradichino la povertà e l’esclusione sociale, esplorando strategie di ritorno all’occupazione, favorendo un’equa ridistribuzione del reddito e della ricchezza, garantendo regimi di reddito minimo
3. chiede che si compiano progressi reali nell’ambito dell’adeguatezza dei regimi di reddito minimo, affinché essi siano in grado di sottrarre ogni bambino, adulto e anziano alla povertà e garantire loro il diritto a una vita dignitosa;
11. ritiene che i regimi di reddito minimo debbano essere integrati in un approccio strategico orientato all’integrazione sociale
14. ritiene che l’introduzione in tutti gli Stati membri dell’UE di regimi di reddito minimo, costituiti da misure specifiche di sostegno alle persone con un reddito insufficiente attraverso una prestazione economica e l’accesso agevolato ai servizi, sia uno dei modi più efficaci per contrastare la povertà, garantire una qualità di vita adeguata e promuovere l’integrazione sociale;
23. sottolinea che gli investimenti nei regimi di reddito minimo costituiscono un elemento fondamentale nella prevenzione e riduzione della povertà, che anche in periodi di crisi, i regimi di reddito minimo non andrebbero considerati un fattore di costo, bensì un elemento centrale della lotta alla crisi
35. sottolinea che un reddito minimo adeguato è un elemento imprescindibile per una vita dignitosa e che il reddito minimo e la partecipazione sociale rappresentano i presupposti necessari affinché le persone possano sviluppare appieno il proprio potenziale e contribuire a un’organizzazione democratica della società
40. critica gli Stati membri in cui i regimi di reddito minimo non raggiungono la soglia di povertà relativa
56. sottolinea che i regimi di reddito minimo devono coprire il costo del riscaldamento

In tutte le raccomandazioni viene richiamato, come obbiettivo del Reddito Minimo, il raggiungimento della DIGNITA’ per la persona che ne usufruisce.

Ogni Nazione si può ritenere civile se in cui attua politiche mirate a rendere la vita di ogni singolo cittadino DIGNITOSA, di quella dignità filosofica per cui ogni essere umano assume un valore intrinseco e non relativo in virtù della propria esistenza a prescindere da età, salute, sesso, nazionalità, religione, razza.

La DIGNITA’ è caratteristica naturale di ogni uomo. La DIGNITA’ quindi è un diritto inalienabile.

Ma quand’è che i Diritti cessano di essere tali? Quando i diritti rimangono scritti sulle Carta ma non diventano Carne. Quando chi dovrebbe goderne si trova di fatto impedito a causa delle proprie condizioni di età, stato sociale e di salute, di nazionalità. Quando un Diritto esigibile cessa di essere garantito diventa uno delle cause scatenanti della lotta di cui parlava Ozanam nel 1936.

Oggi è partita la Campagna ufficiale elettorale per le amministrative. Al centro di ogni campagna elettorale (e troppo spesso solo durante le campagne elettorali) viene messo lo squilibrio fra il centro delle città e le Periferie Urbane. Ebbene, troppo spesso ci dimentichiamo dell’enorme squilibrio con le Periferie Umane della nostra società, dei milioni di persone che vivono ai margini dei nostri sistemi sociali ed economici.

E’ questa la nostra sfida: eliminare le Periferie Umane restituendo loro quella Dignità intrinseca della loro stessa esistenza, riducendo i rischi di una lotta sicuramente violenta fra “chi troppo ha” e “chi non ha”

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Le pagelle delle Primarie

Finalmente le Primarie si sono celebrate. Fassino ha vinto. I torinesi hanno assaltato i seggi. Gariglio è stato ridimensionato. Il PD ha vinto. La sinistra fa ancora la parte dell’invitato povero al banchetto.

Insomma: tutto cambia perchè nulla cambi.

Provo a dare le mie pagelle personali.

Le Primarie: voto 9. Hanno dimostrato di essere uno strumento fondamentale per recuperare la voglia di partecipare da parte della gente. Sono da migliorare, certo, ma quando vedi la fila di persone che aspetta il proprio turno, la speranza torna a crescere. Indispensabili.

Fassino (1): 7. Ha sbaragliato il campo. Ha messo tutti in fila. Ha salvato il PD (e non solo quello Torinese) dallo sfacelo. Inossidabile.

Fassino (2): 4. Ha dimostrato di essere molto competente ma anche molto noioso. Non sorride mai. Piace solo ai più vecchi. Come potrà portare novità in politica? Continuismo.

Gariglio: 4. Ha speso l’inverosimile. Si è dipinto di nuovo quando nuovo non è. Ha messo sulla barca qualsiasi soggetto. Ha trascinato la barca alla sconfitta, portandosi dietro compagni buoni (pochi) e cattivi (tanti). Perdente.

Passoni: 8. Mi ha sorpreso. Sapevo che era bravo. Non immaginavo lo fosse così tanto. Preparato, passionale, simpatico. Se non ci fosse stato Michele Curto, avrei votato lui. Sorpresa

Curto: 8,5. Giovane, ambizioso, volitivo, tenace, astuto, sognatore, passionale. Un risultato eccezionale, viste le risorse e il tempo messo in campo. E’ un pezzo importante del futuro di questa città. Non perdiamolo di vista. Futuro

Viale: N.G. Perchè si è candidato?

I partiti: 3. Senza toccare le singole persone, la struttura dei partiti sarà anche capace di organizzare una mobilitazione di 53.000 persone, saprà trovare i volontari (7,5). Ma la politica? Ammuffiti

I giornali: 5. Si sono schierati dalla parte dei più forti. O Gariglio o Fassino. L’80% degli articoli erano su di loro (fonte Radicali). Per gli altri, solo le briciole. L’ultimo giorno, Repubblica, ha pubblicato 10 Domande ai candidati: ma le ha poste solo a Fassino e Gariglio. Come fa la gente a conoscere la realtà? Faziosi

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Alle Primarie con Michele Curto

Come sapete il 27 Febbraio si celebreranno a Torino le Primarie per scegliere il Candidato Sindaco del Centrosinistra.
Sarà un importante momento di partecipazione democratica a cui vi invito a partecipare. E’ un modo per sentirsi partecipi di una decisione importante e per sottrarre alle segreterie dei Partiti la scelta di chi dovrà competere con il Centrodestra per guidare questa nostra città per i prossimi cinque anni.

In questi mesi ho avuto modo di parlare con molte persone e mi sono reso conto di quanto sia diffuso il disinteresse verso la politica. Questo senso di indifferenza è per lo più dovuto ad una sfiducia marcata verso i Partiti e le loro pratiche, che molti leggono come indirizzate verso interessi personali o di gruppo, piuttosto che verso gli interessi generali dei cittadini.

In questi anni di governo di Sergio Chiamparino molte cose sono state fatte in questa città. Alcune buone (come le politiche sull’istruzione e quelle sulla casa), altre meno. Mi riferisco soprattutto:

  • alla gestione dei Servizi Sociali che, personalmente, giudico decisamente negativa
  • all’utilizzo “disinvolto” delle varianti urbanistiche per trasformare radicalmente pezzi della nostra città con un occhio di riguardo alle entrate economiche piuttosto che alle reali esigenze dei cittadini
  • alla diminuzione della trasparenza e del controllo della cittadinanza sulla macchina comunale, soprattutto per quanto riguarda le aziende municipalizzate.
  • Dopo tutti questi ragionamenti ho deciso di sostenere alle Primarie Michele Curto. Michele è un giovane di 31 anni, fondatore 10 anni fa di Terra del Fuoco, una associazione vicina al Gruppo Abele.

    In questi 10 anni, Terra del Fuoco sotto la guida di Michele Curto ha portato avanti numerose iniziative. Vi elenco le più significative:

  • Ha organizzato i Treni della Memoria, accompagnando migliaia di giovani studenti ai campi di Auschwitz-Birkenau per mantenere vivo il ricordo della follia umana nazista
  • Ha fondato a Settimo “il Dado”, la prima esperienza di autorecupero/autocostruzione rivolta alla comunità Rom in Piemonte. Una ex-struttura industriale ristrutturata dalle stesse 8 famiglie Rom che ora vi abitano
  • Organizza progetti di assistenza, inserimento e accompagnamento alla autosufficienza per Rifugiati Politici e Titolari di Protezione Umanitaria
  • Ha ripulito, insieme agli abitanti, il campo nomadi di Lungo Stura Lazio.
  • Potete trovare le altre iniziative sul sito www.terradelfuoco.org.

    Michele Curto ha voluto candidarsi per dimostrare che a Torino è possibile proporre soluzioni per questa città partendo dal coinvolgimento della gente nelle Periferie Urbane e Umane. Così come è possibile proporre pratiche politiche diverse da quelle dei Partiti, aggregando forze ed energie nuove che sfuggono alla logica della cooptazione.

    Michele Curto è un giovane che si è messo in gioco senza paura; non ha tessere di Partito e ha raccolto 3.400 firme autonomamente, senza l’aiuto di nessun Partito, grazie ai tanti giovani volontari che si sono messi a disposizione. Michele Curto ha un programma di lavoro innovativo e aperto, che ha come parola d’ordine “NOI”, perchè di gioco di squadra si tratta.
    Se volete conoscere di più su di Michele Curto potete visitare il sito www.michelecurto.net

    Inoltre, per sapere in quale seggio potrete recarvi per votare, potrete andare sulla pagina www.michelecurto.net/seggi/ e inserire il vostro indirizzo. Vi verrà mostrato il seggio a cui siete stati assegnati. In alternativa potrete telefonare al numero verde 800168594.

    Oltre ai cittadini italiani residenti a Torino, potranno votare anche i ragazzi residenti a Torino che hanno compiuto 16 anni e gli stranieri in regola con il permesso di soggiorno e aventi residenza a Torino. Chiunque desideri votare dovrà presentare un documento di identità valido. Essendo una consultazione privata, verrà richiesto un contributo spese di 2 Euro.

    Per tutte queste ragioni vi invito partecipare alle Primarie Domenica 27 Febbraio 2011 e di votare Michele Curto.

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