Io sto con Torino, io sto con Airaudo

Forse la mia smania di trovare il candidato Sindaco ideale ha trovato pace. Il mio (probabile) candidato sindaco è Giorgio Airaudo. E’ difficile anche riassumere il percorso che mi ha portato a questa scelta.

Il primo motivo è che Giorgio Airaudo non è Piero Fassino. Lo so, è brutto usare un paragone negativo che potrebbe sembrare offensivo per Giorgio. La questione è che proprio non mi ci vedo Fassino come sindaco. Certo è competente, capace, politicamente completo. Ma quelle sue affermazioni su Mirafiori (“io voterei SI'”), quelle sui rifugiati (“i respingimenti sono giusti”), le scelte finanziarie (“abbiamo una banca?”), il modo di vedere i servizi pubblici, quella prima fila al Lingotto, così straripante di Poteri Forti me lo fanno sentire MOOOOLTO lontano.

Il secondo motivo è la capacità di Giorgio di stare in mezzo alla gente. Quale politico oggi si può permettere di stare in mezzo alla gente che patisce la crisi senza rischiare di prendere un fischio o un vaff (neanche Vendola c’è riuscito)…? Invece Giorgio sta laddove ci sono le persone, parla con loro, le comprende, le consiglia. Forse perchè non è un politico?

Il terzo motivo è la sua capacità di liberare energie. Il referendum di Mirafiori, come ho scritto qualche giorno fa, ha liberato energie che sembravano perse nelle memorie di questa città. E invece la gente (e non solo gli operai) si sono riappropriati di parole d’ordine che ormai si sentivano solo più nei documentari di Rai Storia. E anche in questo fatto, Giorgio ha avuto un ruolo importante.

Il quarto motivo è che Giorgio rappresenta quello di cui la politica ha bisogno: una persona che non abbia vissuto le contraddizioni e i ricatti del partitismo.
Nei partiti mi sembra che prevalga la logica di perpetrare la gestione del potere che in questi anni, con la Giunta Chiamparino, è stato raggiunto. Anche in questi giorni stiamo vedendo che quello che determina la costruzione delle “squadre” dei vari candidati, è il servilismo e la garanzia di consenso, piuttosto che il merito e le competenze.

Giorgio è fuori da queste logiche. Quindi Giorgio è il mio candiato.

Adesso aspetto che Giorgio Airaudo accetti di candidarsi, e poi… si comincia a lavorare.

Se siete d’accordo con me, sostenete il nostro appello collegandovi al sito www.iostocontorino.net

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Petizione per facilitare il riconoscimento della Residenza ai Titolari di Protezione Internazionale o Umanitaria

Sabato 22 Gennaio verrà lanciata la raccolta firme per la Petizione Popolare che richiede al Comune di Torino di agevolare il rilascio della Residenza ai Rifugiati politici e Titolari di Protezione Internazionale anche se non hanno un domicilio stabile. E’ una iniziativa promossa dal Coordinamento “Non solo asilo” nel quale è presente anche la San Vincenzo.

Riporto il testo della Petizione, visto che prima o poi chiederò a tutti quelli che leggono questo blog di sottoscriverla.

La presenza a Torino di Persone titolari di protezione internazionale o umanitaria è da anni sotto gli occhi di tutti ed è testimoniata dalla vicenda dell’occupazione della ex-clinica San Paolo e dalla continua presenza di decine di persone nelle strutture abbandonate di Via Paganini, Via Revello, Corso Chieri.

Fra i vari diritti garantiti a Rifugiati Politici e Titolari di Protezione internazionale dalla normativa nazionale, vi è il riconoscimento della Residenza in un Comune del territorio, per consentire (anche dal punto di vista burocratico) l’inserimento sociale del Rifugiato e facilitare il suo percorso verso l’autonomia.

A Torino, così come in numerosi Comuni del Piemonte, il riconoscimento della Residenza risulta essere particolarmente difficoltosa per i Rifugiati e titolari di Protezione Internazionale, laddove essi non possano presentare un domicilio stabile e individuabile. Poiché il sistema di Protezione nazionale è gravemente carente rispetto alle esigenze dei Rifugiati e il loro inserimento nel tessuto sociale italiano, molti Rifugiati devono, loro malgrado, cercare soluzioni alternative di sopravvivenza che molto spesso sfociano nella condizione di Senza dimora.

Alle persone senza dimora la città di Torino riconosce una residenza fittizia che permette loro di superare notevoli ostacoli burocratici che altrimenti impedirebbero la fruizione, di quei servizi che sulla carta sono garantiti. Il riconoscimento della Residenza nella nostra città anche nel caso di impossibilità di indicare un domicilio fisso, rappresenta quindi un segno tangibile di civiltà, accoglienza e volontà di facilitare l’autonomia delle persone.

Perché è importante ottenere la Residenza

  • perché è un diritto/dovere
  • per aver accesso al sistema nazionale sanitario e non solo ai pronto soccorsi
  • per poter indicare un indirizzo nei Curriculum Vita e facilitare la ricerca del Lavoro
  • per potersi iscrivere ai Centri Provinciali dell’impiego e alle Agenzia Interinali private, per intraprendere percorsi attivi di ricerca lavoro
  • per poter frequentare la scuola guida e sostenere l’esame della patente
  • per poter seguire dei corsi di formazione
  • per iscriversi all’università
  • per accedere ai servizi sociali
  • per poter avere un documento di identità
  • per accedere all’edilizia popolare
  • per poter aprire una partita IVA
  • per poter aprire un conto in banca o alla posta
  • perché senza residenza non si può accedere all’assegno per nuclei familiari con almeno tre figli minori
  • perché un cittadino straniero può chiedere la cittadinanza italiana dopo cinque o dieci anni di residenza regolare

Perché la chiediamo per i rifugiati politici e titolari di protezione internazionale

  • perché sino ad ora sono stati fatti dei protocolli sulla sanità (regionale), rispetto ai centri dell’impiego e alle agenzie interinali (provinciale) che, seppur abbiano reso possibile superare alcune difficoltà, non hanno riconosciuto un diritto ma fatto una concessione; se non saranno rinnovati non sarà garantito più nulla.
  • perché il Comune di Torino riconosce la residenza solo al rifugiato o al titolare di protezione internazionale che sia inserito nel programma nazionale o in un progetto specifico (anche se la legge non lo prevede)
  • Perché non è stato ancora deciso, come invece accade per le persone senza dimora, che tutti i rifugiati e titolari di protezione internazionale che non avendo una residenza la richiedano in un Comune, possano avere un indirizzo fittizio da indicare quale residenza (nonostante la legge lo consenta)
  • perché la legge prevede che una persona abbia non solo il diritto ma il dovere di richiedere ed ottenere l’iscrizione anagrafica nel comune di abituale dimora (1.1228/54), senza indicare un periodo minimo.

Viste tutte le motivazioni suddette, chiediamo al Comune di Torino di riconoscere la Residenza a tutti i Rifugiati politici e Titolari di Protezione Internazionale che la richiedano, così come già avviene per le Persone Senza Dimora.

Chi sono i promotori
Siamo il coordinamento “Non solo asilo” che dal 2008 (a Torino e nella regione Piemonte) lavora con i Rifugiati Politici e Titolari di Protezione internazionale fuori dai programmi nazionali e cittadini (quindi più che altro presenti nelle case occupate) per cercare di aiutarli a costruire percorsi di autonomia che passano attraverso l’apprendimento della lingua italiana, l’iscrizione al sistema sanitario nazionale, la formazione, la ricerca di una casa e di un lavoro per lo più sul territorio regionale.

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Nulla sarà più come prima

Il referendum di Mirafiori si è celebrato. I Sì all’accordo hanno battuto i No, grazie soprattutto al voto in massa degli Impiegati.
Su questo accordo molti hanno detto e molti altri hanno straparlato. Mi sottraggo dal giudizio di merito perchè, non essendo mai stato in Linea, parlerei a sproposito. Però credo che da stanotte molte cose cambieranno (o almeno lo spero).
Per giocare, provo a dare dei voti ai contendenti in campo.

Operai: 10 e lode. Sia che abbiano votato No, sia che abbiano votato Sì hanno dato una grande lezione di civiltà. Con il loro voto, si sono sobbarcati il peso non solo del futuro di Mirafiori, ma del futuro di TUTTA LA POLITICA INDUSTRIALE E DI RELAZIONI SINDACALI DI QUESTO PAESE. Eroici.

Impiegati: 6. (politico) Si sarebbero potuti (o dovuti) astenere. Non l’hanno fatto e hanno condizionato l’esito del Referendum. Comunque l’accordo riguardava anche il loro futuro. Non li si colpevolizzi. Tengofamiglia

Sindacati confederali: 5. Hanno firmato un accordo al cui interno ci sono le premesse per la scomparsa di molti diritti dei lavoratori, primi fra tutti il diritto di rappresentanza. Hanno deciso di accettare l’eliminazione di un altro Sindacato. Non hanno capito l’importanza di quella firma. Miopi

FIOM: 7. E’ stato l’unico sindacato a far valere la voce degli operai. Non si è sottratta al confronto e alle critiche. Non ha lasciato soli gli operai. Ha saputo circondarsi della solidarietà di molti pezzi di società. Ha fatto errori tattici sulla trattativa. Ha perso ai punti. Autorevole

Chiamparino: 3. Ha dimostrato di non sapere cosa pensa la gente. Ha detto che a Marchionne bisognerebbe svolgere il tappeto rosso e, coerentemente, ha fatto il primo passo “stendendosi” ai suoi piedi. E’ il vero sconfitto di questo referendum. Zerbino

PD: 5. Ha perso l’occasione per dire “qualcosa di sinistra”. E contemporaneamente ha perso l’occasione per stare zitto. E’ condizionato dai tatticismi e per non dare fastidio ai “probabili” alleati del Terzo Polo si è dimenticato qual è la sua storia e le sue radici operaie e popolari. Smemorato

Berlusconi, Sacconi, Maroni e …oni vari: 3,5. A quel tavolo di trattativa sono stati i grandi assenti. La politica industriale di un Paese non può essere delegata a Marchionne, ai Sindacati e ai lavoratori. Hanno assistito agli eventi senza avere una sola idea di come dovrà essere la produzione industriale di questa Nazione nei prossimi decenni. Inutili

Airaudo: 8,5. Ha lottato strenuamente ed è uno dei pochi che ha combattuto la battaglia consapevole della sua rilevanza nazionale. Ha dimostrato di conoscere la fabbrica, gli operai e la gente della sua città. Punto di partenza

Marchionne: N.G.Come ho già scritto in un altro post Marchionne ha fatto il suo sporco lavoro di Amministratore Delegato. Il giudizio su di lui può essere dato solo quando gli investimenti che ha promesso diventeranno realtà. Sempre che abbia i soldi. Sospeso

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Che siano almeno delle Primarie TRASPARENTI…

Visto che il parterre delle primarie risulta troppo “classico” e “tradizionale” (solo esponenti del ceto politico, amministratori di lungo o lunghissimo corso, ecc…) proviamo a movimentare le Primarie.

Troppe famiglie torinesi oggi tirano la cinghia per arrivare a fine mese (e molte non hanno neanche più la cinghia). Potrebbe essere una bella novità se i candidati alle primarie si impegnassero a spendere il meno possibile per la loro campagna promozionale e pubblicassero sul proprio sito internet periodicamente le spese che dovranno sopportare per le loro iniziative promozionali: manifesti, volantini, sale per incontri, cene e aperitivi elettorali, buoni benzina per i “volontari” o per i sostenitori e via di seguito.

Se poi volessero anche pubblicare l’immagine degli scontrini e delle fatture, a dimostrazione di aver acquistato tutto secondo le normative fiscali, farebbero anche un bel servizio di testimonianza nei confronti dei tanti (troppi) che preferiscono il “nero” piuttosto che pagare le tasse. Sgombrerebbero il campo da tanti commenti negativi che i politici si sono tirati addosso in questi anni, per quanto riguarda la trasparenza e l’utilizzo “allegro” del denaro che guadagnano.

Alla fine della campagna ogni cittadino, quando sceglierà la persona da candidare a Sindaco di Torino, potrà anche decidere di premiare chi ha speso di più oppure chi ha speso di meno. Personalmente considererei positivamente una certa sobrietà nelle spese di propaganda.

Certo, questo non è sufficiente. Servono anche i programmi e la capacità di parlare alla gente. Ma intanto, inoculiamo il VIRUS della trasparenza che male non può fare.

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E’ l’ora di una VERA lista civica

Facciamo il punto della situazione. Dopo tanto travaglio, il PD ha partorito una “soluzione”. Abbiamo “filura” Fassino che si candida e porta con se tutta l’esperienza maturata in questi anni (per dirla in un altro modo: dopo decenni passati nelle stanze di Roma ed essere diventato ex-segretario DS, ex-dirigente sindacale, ex-ministro, ex-parlamentare europeo, viene a terminare la sua gloriosa carriera a Palazzo civico).

Poi c’è Davide (di nome e di fatto) Gariglio, Seguono Roberto Placido e poi Giorgio Ardito (in ordine di capacità di raccogliere le firme per presentarsi). Tutti autorevoli esponenti della classe politica torinese (quella della città più indebitata, quella che ha perso le elezioni regionali, ecc…). In panchina ci sono anche Mauro Marino e Roberto Tricarico.

Per la Sinistra ballano due nomi: Gianguido Passoni e Giorgio Airaudo. Il primo è un (ex?) comunista in giacca cravatta, stimabile professionista e ricercato oratore, oltre che bravo Assessore. Un altro esponente politico. Il secondo nome è Giorgio Airaudo, sindacalista da trincea, molto amato dagli operai (meno dagli industriali), impegnatissimo nella vertenza con FIAT per Mirafiori, che se diventa candidato sindaco, da vertenza industriale diventa terreno di scontro elettorale e così a Mirafiori ci faremo un bell’outlet con annesso parco acquatico.

Intendiamo, sono tutte persone per bene ma, come ben si capisce, tutti rappresentanti del ceto politico e partitico. La società civile non è riuscita, neanche questa volta, a fare il salto di qualità e trovare una personalità che “sparigliasse” le carte.

Possiamo ancora fare qualcosa? Secondo me sì. Da che mondo è mondo, a Torino esiste una buona percentuale di persone che votano centro sinistra ma che diffidano dei simboli di Partito. Si potrebbe stimare questo elettorato intorno al 5 all’8 per cento. E dietro l’angolo ci sono i Grillini pronti ad accoglierli a braccia aperte.

La lista civica però dovrebbe avere delle caratteristiche tali da essere veramente alternativa ai Partiti. Tanto per fare un esempio, non dovrebbe essere come la Lista Bresso, che è stato un veicolo puramente elettoralistico della ex-Presidente che ha raccattato qua e la un po’ di scarti di vari partiti.

Una VERA lista civica dovrebbe candidare persone che non hanno tessera di partito, che accettano di rendere pubbliche sia le proprie dichiarazioni dei redditi degli ultimi tre anni che la propria fedina penale IMMACOLATA. E poi vediamo se anche gli altri partiti sono in grado di fare altrettanto.

Un VERA lista civica dovrebbe candidare persone che, nel proprio ambiente, hanno capacità specifiche, che siano riconosciute dalla gente comune come persone normali che si mettono a servizio per la nostra città: lavoratori, professionisti, commercianti, esponenti del volontariato sia uomini che donne, nuovi italiani, giovani, tanti giovani.

Una VERA lista civica dovrebbe candidare persone che sottoscrivano un programma amministrativo predisposto dal contatto con la gente e costruito dal basso.

Altro aspetto da non sottovalutare. Deve essere una lista COMPETITIVA con gli altri partiti. Nessuno sconto, nessun favore. Si corre per vincere, non per far vincere altri.

Per cominciare può anche bastare…

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In memoria di Sergio

Meritava una fine simile? Aveva un figlio a cui dare un ultimo saluto? C’è una compagna a cui avrebbe voluto dare un altro bacio? Non lo sapremo. Sergio Manunza, 54 anni, ha terminato la sua corsa all’ingresso del Parcheggio di Piazza San Carlo. Lo ha fermato la temperatura di questa notte. Non sono serviti i cartoni, i giornali, qualche coperta, per difenderlo dalla carezza gelida che la morte gli ha voluto regalare. Ora Sergio è diventato un numero, un +1 di una statistica, nell’eterna guerra in cui i combattenti sono i poveri, gli ultimi, i “dimenticati.”

Io non conoscevo Sergio, e forse non lo conosceva nessuno. O forse lo conosceva qualche volontario che lo ha avvicinato in queste ultime notti per offrigli, insieme a una tazza di tè, un sorriso e una parola di amicizia. Chissà se lui apprezzava i sorrisi o, come fanno tanti “dimenticati”, li rifiutava per evitare di doverli restituire e accorgersi che di non essere più capaci di farlo.

Questo pensiero è per Lui, per Sergio. Glielo devo. Glielo dobbiamo. Perchè, dopo una vita da “dimenticato” almeno nel suo ultimo viaggio possa essere accompagnato dal saluto di qualcuno.

Ciao Sergio.

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Il Profumo di un’occasione persa

E così Francesco Profumo, il Rettore del Politecnico di Torino, ha messo la parola fine al primo tempo del film “Alla ricerca del Candidato Perduto”, ritirando definitivamente la sua disponibilità a candidarsi.

Non conosco personalmente Profumo. Chi me ne ha parlato però, me ne ha sempre parlato bene, disegnandolo come una persona competente, capace e buon comunicatore. Del resto il Politecnico, sotto la sua guida, non è sicuramente peggiorato. A detta di molti sarebbe stato un buon Sindaco. Non ho motivi per dubitarlo.

Adesso però si deve ragionare. Ragionare sugli errori fatti e ragionare sul futuro prossimo.

Francesco Profumo ha commesso degli errori? Secondo me, sì.
Ha sicuramente sottovalutato la ferocia dei Partiti. Probabilmente sperava che il suo curriculum sarebbe stato sufficiente a sedare gli appetiti di potere delle varie fazioni del PD e dei partiti di Centro Sinistra. Peccato che siamo in Italia, che non è la patria della meritocrazia.
Avrebbe dovuto, secondo me, fin dall’inizio costruire la propria indipendenza (soprattutto dal PD), presentando un progetto autonomo e una visione di città innovativa. Invece ha preferito avventurarsi (mal consigliato) nel pantano dei Partiti, sperando di ricevere da TUTTI i Partiti l’investitura. E i Partiti lo hanno cannibalizzato.

Ma il suo più grande errore, secondo me, è stato quello di considerare le Primarie come un ostacolo. Le voleva bypassare per essere l’Unico Candidato, quasi il Salvatore della Patria. Così facendo si è dimostrato debole e gli altri “papabili” del PD (Fassino, Gariglio, Placido) hanno avuto buon gioco a muovere le proprie truppe per fargli la guerra, usando come sponda e come ariete Chiamparino e Morgando (quest’ultimo il vero sconfitto di questa fase).

Adesso comincia il “bello”. Tutta la brace che ha covato sotto la cenere diventerà incendio: i nomi dei prossimi candidati alle Primarie li conosciamo già. Le Primarie rischiano di diventare una guerra fra bande, un campo di battaglia dove le mille anime del Centro Sinistra regoleranno i conti. Sarà una campagna elettorale in cui conteranno le tessere e le amicizie. Torino e la sua gente saranno il fondale opaco di una recita tragicomica. E tutte le speranze della “società civile” saranno deluse. Tutto il lavoro fatto in questi mesi dai tanti laboratori spontanei che hanno prodotto idee e progetti per la Torino del futuro sarà reso inutile. A meno che…

A meno che non ci si riappropri di quello spazio di protagonismo che Profumo avrebbe garantito. Perchè si dovrebbe lasciare il palcoscenico a chi non è stato in grado in questo tempo di costruire un progetto su una persona autorevole come Profumo? Come possiamo fidarci di organismi che in questi anni non sono riusciti a mettere un freno al berlusconismo (magari anche solo con una Legge sul Conflitto di Interessi)? Quali garanzie ci da’ una classe dirigente che ha dimostrato di essere più brava a spartirsi poltrone che non a rispondere alle esigenze dei cittadini più poveri?

Secondo me c’è lo spazio per un candidato alle Primarie che non sia colluso con i Partiti, che che dia gambe e testa alle tante idee che sono state elaborate in questi mesi, che non insegua i Partiti nei loro affari, che privilegi chi lavora intorno a lui piuttosto che la sua persona, che costringa tutti quanti a parlare di cose da fare.

Spegnete le luci in sala. Comincia il secondo tempo. Ma basta effetti speciali.

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Immagino la Torino del 2030

Che città sarà la Torino del 2030? E’ una domanda che tutti noi dovremmo porci e, ancor di più, dovrebbero porsi i nostri politici. Fino a che non ci diremo quale sarà la Torino che i nostri figli e nipoti troveranno, qualsiasi ricerca del miglior candidato sindaco sarà soltanto TEMPO PERSO. I bambini nati in questi ultimi anni, fra vent’anni saranno i nuovi adolescenti. I ragazzi che ora frequentano le scuole elementari e medie, fra vent’anni si staranno affacciando al mondo del lavoro. Quelli che oggi frequentano le scuole superiori oppure l’Università saranno la prossima classe dirigente di questa città e di questo paese. MA E’ OGGI CHE COSTRUIAMO IL LORO FUTURO.

Io immagino una città, fra venti anni, in cui gli spazi siano stati ridisegnati completamente da un nuovo Piano Regolatore. Una città in cui le alternanze di pieni (le abitazioni) e di vuoti (i giardini, le piazze) siano equilibrati e dove la gente li può vivere senza dover percorrere lunghe distanze dalla propria casa.

Immagino una città in cui i servizi ai cittadini (scuole, ambulatori, uffici pubblici) possano essere raggiunti senza dover utilizzare le automobili.

Immagino una città in cui il degrado abitativo e il degrado sociale che ne consegue sia stato combattuto e debellato e in cui non ci siano più i 100 stabili pubblici abbandonati di vent’anni prima.

Immagino una città in cui le scuole, oltre che di apprendimento e di crescita, siano luoghi in cui i giovani costruiscano una nuova società, dove il DIVERSO sia considerato una RICCHEZZA e non la fonte di nuove PAURE. Immagino che i nostri figli, andando a scuola, imparino un nuovo modo di essere consumatori, sappiano scegliere cibi sostenibili, prodotti a pochi kilometri di distanza, e siano anche consapevoli di quanta fatica e bellezza c’è nel consumare i prodotti della terra, perchè lim potranno coltivarli direttamente nei cortili delle loro scuole.

Immagino una città in cui la produzione di energia elettrica sia diventata una ricchezza per tutti, perchè i cittadini saranno diventati produttori essi stessi, attraverso l’utilizzo di pannelli fotovoltaici, piccole centrali eoliche condominiali e altri modi innovative, e si consorzieranno per immettere in rete l’energia prodotta e non consumata.

Immagino una città in cui i cittadini siano chiamati periodicamente a condividere le grandi scelte amministrative. Potranno regolarmente indicare quali sono le priorità: la cultura, i trasporti, la pulizia, la sicurezza, i servizi alle persone. E l’amministrazione saprà ascoltarli e metterà in pratica le indicazioni espresse.

Immagino un città in cui siano nate tante nuove imprese perchè l’amministrazione comunale, anni prima, ha deciso di investire nella posa di una rete a BANDA LARGHISSIMA (come a Londra e Parigi), invece che investire in altro cemento e abitazioni inutili che nessuno avrebbe potuto abitare. E immagino anche che, insieme a tutte queste nuove imprese, ci siano tanti posti di lavoro in più…

Immagino una città in cui i mille colori dell’umanità siano diventati il simbolo di questa città. Così come sia diventato un simbolo di orgoglio poter professare la propria fede in luoghi che tutelano i propri riti e rispettano i dettami delle altre religioni.

Immagino una città in cui l’amore di due persone possa trasformarsi facilmente in una vita comune, perchè l’affitto di un alloggio non sarà un miraggio irraggiungibile poichè saranno state attivate politiche regolatrici dei prezzi, perchè le rate del mutuo saranno sostenibili e comprenderanno anche i momenti difficili (e temporanei) di non occupazione. E, in caso di bisogno, potranno chiedere aiuto alla propria comunità e al proprio Comune utilizzando strumenti innovativi, come il micro-credito.

Immagino una città in cui il trasporto pubblico sia veloce, puntuale, efficiente, studiato per raccogliere i flussi di traffico che arrivano dall’esterno della città e sappia sfruttare completamente le risorse presenti (soprattutto le ferrovie).

Immagino una città in cui le persone in difficoltà possano trovare nel Comune un punto di approdo. Un sistema di welfare, costruito su una grande Rete costituita dalle Istituzioni e dagli organismi del Privato Sociale, che consenta a chi è in difficoltà di trovare le risposte che cerca, senza che le debbano ELEMOSINARE. Una città in cui, al centro, ci siano le famiglie di chi soffre, per evitare che la sofferenza di un membro di una famiglia emargini anche il resto dei familiari. Una città che non erga muri per difendersi dai poveri che possano arrivare da altre zone, da altre città, da altre regioni, da altre nazioni. Una città che, proprio perchè sa accogliere, possa pretendere da chi di dovere (Regione, Stato, Europa) l’assunzione delle proprie responsabilità.

Immagino una città in cui la classe politica cresca sulla base delle competenze e capacità personali, e non per le conoscenze o l’appartenenza a qualche gruppo di potere. Immagino una città in cui i Partiti facciano quello per cui sono nati: FARE POLITICA, FARLA BENE, FARLA PER MIGLIORARE LA VITA DELLE PERSONE.

Se fosse solo un sogno, non varrebbe la pena perderci tempo. Se non lo è, dobbiamo cominciare ORA a lavorare per realizzarlo.

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NESSUNO TOCCHI LE PRIMARIE!!!

Ci siamo. L’effetto Pisapia sta squassando le fragili programmazioni dei dirigenti del PD. La Segretaria Bragantini, qualche giorno fa, annunciava che alle primarie di coalizione si sarebbero dovuti candidare non più di tre esponenti del PD. Questa mattina i giornali invece riportano la versione post-Milano, in cui Paola Bragantini afferma che due candidati del PD sono già troppi. Meglio uno solo.

Se poi si naviga su facebook, si possono trovare post vari in cui molti esponenti PD seminano il dubbio se le primarie siano o meno uno strumento valido. Anche sui giornali, del resto, fra lazzi e scherzi, si legge che se il PD non si vuole fare male, come è successo a Milano, Modena, Firenze, Puglia, è meglio che le Primarie non le celebri, ricordando invece che a Lecco (senza primarie) il candidato PD ha battuto nientepopodimenochè Roberto Castelli.

Sarebbe bene approfondire le differenze però che ci sono fra Milano e Torino, e dirci chiaramente che non è così scontato che si possa verificare, anche nella nostra città, un fenomeno Pisapia.

Prima di tutto, a Torino il centrosinistra governa da 18 anni mentre a Milano il centro sinistra è all’opposizione più o meno dallo stesso tempo. Ciò vuol dire che la composizione dell’elettorato di centro sinistra milanese è meno “orizzontale” e più concentrato verso sinistra. A Torino, invece, il centro sinistra è più variegato. Oltre al mondo operaio (sicuramente molto rappresentativo, anche se negli ultimi anni vive decisamente una crisi di rappresentanza politica), a Torino è molto vivo il mondo dell’Associazionismo, del Volontariato, del Privato Sociale, rispetto a Milano dove questo mondo è “schiacciato” dalla forza di CL e Compagnia delle Opere. E questo mondo, pur privilegiando l’opzione di centro sinistra, difficilmente si riconosce sulle posizioni radicali di un candidato della sinistra pura, per quanto autorevole. Per queste ragioni (e forse anche altre, ma sarebbe bello discuterne), l’effetto Pisapia è difficilmente replicabile a Torino.

Ciò nonostante il PD ha paura. Ma la paura è la compagna dei perdenti (non ricordo chi lo ha detto, ma comunque suona bene). Quindi rischiamo di trovarci il candidato paracadutato dall’alto (Fassino), da far digerire ai partiti della coalizione (e argomenti convincenti, Fassino, ne ha sicuramente) e da far correre fin da subito alla conquista di Palazzo Civico, senza la perdita di tempo, fatica e denaro delle Primarie.

Ma, se così fosse, ci dovrebbe essere una sollevazione popolare (non violenta, beninteso). La debolezza strutturale e valoriale dei Partiti, e del PD in particolare, non può essere la causa della cancellazione di una delle poche innovazioni democratiche degli ultimi (tristi) anni. Le file ai gazebo sono la dimostrazione di quanto ci sia voglia di partecipazione della gente. Soltanto un forte amore per la propria nazione e per il proprio territorio dà la forza a migliaia di persone di sfidare freddo e pioggia per potersi sentire partecipe di una scelta fondamentale.

Negare a questa gente questo momento solo per la paura di perdere, corrisponderebbe al capolinea politico di questa classe dirigente. Sarebbe il punto di non ritorno: nulla sarebbe più come prima e la fiducia della gente nella politica sarebbe inevitabilmente compromessa.

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Il blog su Repubblica

Oggi Repubblica ha pubblicato un articolo tratto dal post Povera Torino, Poveri a Torino di questo blog. Vi riporto il testo dell’articolo:

“Ai poveri niente soldi ma solo pacchi viveri”

LA SAN VINCENZO attacca il Comune sul Welfare. «Torino – sentenzia Massimiliano Orlandi, coordinatore regionale dell’associazione ed ex consigliere comunale della Margherita – da sempre considerata una della città all’avanguardia nei servizi sociali, tanto da avere il soprannome di “Svezia italiana”, negli ultimi anni è cambiata in peggio. E adesso si pensa di sostituire i tradizionali aiuti economici con i pacchi vivere. Un’elemosina». L’accusa è lanciata sul web. Si parla «dell’incapacità di Palazzo civico di fare sistema con il privato». Segue un elenco, dai minori ai sussidi, dai dormitori ai centri di accoglienza per le mamme, di quello che non funzionerebbe. Ma l’assessore alle Politiche assistenziali, Marco Borgione, contrattacca e difende l’operato degli ultimi anni.

Vari i punti di accusa. Il rapporto tra pubblico e privato sul fronte assistenza. «Oggi – sottolinea Orlandi – è di subalternità: il pubblico definisce priorità, modalità operative e il privato sociale è chiamato a perseguire scelte non concertate». Orlandi fa alcuni esempi. «In due anni sono stati chiusi tre dormitori – strada al Castello di Mirafiori, piazza Bengasi e via Ghedini – e un altro, corso Tazzoli, lo sarà a dicembre. Senza un aumento di posti in altre strutture». Poi ci sono le madri in difficoltà, con «centri dedicati, vuoti perché il Comune non finanzia più l’ accoglienza» e i minori «che cominciano a essere “dimessi” intorno ai 16-17 anni dalla comunità, nonostante il progetto di crescita e autonomia non sia ancora terminato». Infine i sussidi per i cittadini che hanno perso il lavoro e quello per gli anziani poveri. «Ma ottenerli – fa notare Orlandi – è difficile. Ultimamente i servizi sociali chiedono documenti aggiuntivi e inutili per ritardare o negare il contributo. E questo perché non ci sono più soldi. Senza contare le voci: il Comune starebbe pensando di sostituire i sussidi economici con pacchi viveri».

Uno sfogo lanciato sul web che ha mandato su tutte le furie Borgione. «Si tratta di accuse inconsistenti – replica – Il rapporto con il privato continua a esistere. Lo dimostra, per esempio la collaborazione che portiamo avanti proprio sui dormitori. In città vengono garantiti 940 posti, che in inverno arrivano a superare i 1.200. Il centro in via Carrera, ampliato di recente, è oggi in grado di ospitare 40 persone, altre 24 quello inaugurato in via Marsigli». Poi i minori. «Abbiamo stanziato – sottolinea Borgione – 5 milioni di euro sull’accoglienza dei minori, soldi che vanno a favore anche delle madri, e ormai da anni portiamo avanti un progetto dedicato all’affido nella fascia 0-10 anni. Per il sussidio sono richiesti solo i documenti elencati in una delibera del consiglio comunale e nella maniera più assoluta non intendiamo sostituirlo il denaro con del cibo».

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