Povera Torino, Poveri a Torino

Torino è sempre stata considerata una delle città all’avanguardia nei servizi sociali, tanto da avere il soprannome di “Svezia italiana”. I servizi messi in campo in favore delle persone in stato di disagio sono stati sempre all’avanguardia e molte altre città italiane hanno copiato le iniziative che a Torino venivano sperimentate.
Ma è ancora così? La risposta che posso dare dal mio punto di osservazione di volontario ed essendomi confrontato con tante altre persone del settore, ahimè, è che la situazione è cambiata in peggio negli ultimi anni.

Una delle caratteristiche principali della bontà del welfare cittadino era la capacità di fare “sistema” con il privato sociale: associazioni, cooperative, parrocchie sono sempre state considerate un anello fondamentale nella complessa rete di servizi messa in campo in favore dei cittadini più deboli. Attraverso i Piani di zona (luoghi di confronto fra Pubblico e Privato), negli anni passati, si è sempre cercato di trovare le migliori soluzioni e le modalità di lavoro più efficienti. Ebbene, proprio i Piani di zona sono pressochè scomparsi dal modus operandi del Comune. Oggi purtroppo il rapporto fra Pubblico e Privato è un rapporto di subalternità, in cui il Pubblico definisce obbiettivi, priorità, modalità operative e il Privato Sociale è chiamato a perseguire scelte non condivise e non concertate.
Questa situazione di scarsa partecipazione nella progettazione è aggravata dal perverso meccanismo dei “contributi”, che per la sua natura di brevità e “discrezionalità” impedisce alle organizzazioni del Privato Sociale di pianificare interventi a medio-lungo termine, oltre che porle in una situazione di subalternità e dipendenza nei confronti dell’Ente Erogatore, limitandone la possibilità di critica.

I risultati di questa scarsa collaborazione paritetica fra Pubblico e Privato Sociale sono i continui disservizi che in questa città i cittadini più bisognosi sono costretti a subire. Provo a fare un elenco non esaustivo ma paradigmatico di quello che è stato perso.

Da due anni a questa parte sono stati chiusi tre dormitori: Strada al Castello di Mirafiori, Piazza Bengasi e Via Ghedini e un altro, Corso Tazzoli, sarà chiuso a Dicembre. A queste chiusure non c’è stato un congruente aumento di posti in altre strutture.
Basta camminare un po’ in giro per Torino di sera ed ognuno potrà verificare quanti brandelli di umanità si raggomitolano nelle coperte e nei cartoni. Non si tratta dei romantici “clochard” (quelli li possiamo trovare solo nei racconti di fine ‘800). Sono autentici derelitti che non riescono più a trovare un posto dove poter dormire, perchè di posti non ce ne sono più. Ma il Comune dice che VA TUTTO BENE!!!

La settimana scorsa una ragazza, con una drammatica storia alle spalle, madre di una splendida bambina di pochi mesi, si è trovata nel giro di pochi giorni a lasciare la comunità madre-bambino che dall’inizio della gravidanza le dava ospitalità. Si è riusciti a trovare una soluzione di emergenza. Ma il dramma è che molte comunità Madre-Bambino a Torino sono vuote perchè il Comune non finanzia più l’accoglienza, e per molte donne la soluzione è il ritorno sulla strada o a nella situazione di emarginazione e prevaricazione da cui erano fuggite.
Per non parlare delle comunità per Minori, da cui i ragazzi cominciano ad essere “dimessi” intorno ai 16-17 anni (tanto più se sono stranieri), anche se il progetto di crescita e di autonomia non è ancora terminato.
Peggio succede per le ragazze che decidono di denunciare gli aguzzini che le costringono a prostituirsi: la Provincia ha tagliato praticamente tutti i fondi in favore dei progetti di protezione e reinserimento.

A Torino esistono da anni due particolari strumenti in favore dei cittadini in difficoltà: il Reddito di Inserimento e il Reddito di Mantenimento. Sono un contributo economico mensile in favore dei cittadini in età lavorativa (il primo) e per gli anziani indigenti (il secondo). Le modalità per ottenere questo sussidio sono particolarmente complesse, per evitare di devolvere denaro pubblico a chi non ne ha i requisiti. Ebbene, da qualche tempo le persone che si presentano ai Servizi Sociali per ottenere questo contributo si vedono richiedere tutta un serie di documenti aggiuntivi e inutili con l’unico intento (dichiarato verbalmente dai dirigenti dei Servizi ma mai indicato in nessuna delibera) di ritardare o negare il contributo. E questo perchè non ci sono più soldi!
La notizia “chicca” che comincia a circolare negli ambienti dei Servizi Sociali è che il Comune è intenzionato a sostituire i sussidi economici con la concessione di “pacchi viveri”: una vera e propria ELEMOSINA!

E per fortuna adesso è arrivato COTA, che ha tagliato i fondi a destra e a manca (anzi, direi solo a manca), per cui si sentono denunce di impotenza da parte del Comune rispetto alla cattiveria della Regione. Peccato che tagli dei servizi si registrino da più di due anni, mentre Cota è arrivato a Maggio. Qualcosa non torna!

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3 Responses to Povera Torino, Poveri a Torino

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